I BISONTI DI BIALOWIEZA

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Il Bisonte europeo (Bison bonasus Linnaeus; Visent; Zubr, in polacco) è una specie eurasiatica di bisonte. È il più grande animale terrestre rimasto in Europa. È mediamente più alto e più imponente del Bisonte americano (Bison bison) e i maschi possono raggiungere un peso superiore ai 900 kg.

In passato il bisonte europeo fu cacciato fino alla totale scomparsa in natura, ma in seguito esemplari allevati in cattività sono stati reintrodotti in vari stati dell’Unione europea: il più famoso e numeroso è costituito dalla mandria che vive nella Foresta di Białowieża in Polonia e Bielorussia.

Mauro

Questa immagine serve solo a presentare un ingresso al Parco Nazionale di Białowieża.

Come vedremo, in realtà, per fotografare i bisonti bisogna adottare una posizione un po’ più scomoda.
Il parco protegge una piccola porzione centrale della molto più vasta foresta di Białowieża, un’antica foresta vergine di circa 1.200 km², situata lungo il confine tra la Bielorussia e la Polonia, 70 km a nord di Brěst, che rappresenta tutto ciò che resta della puszcza, l’immensa foresta che migliaia di anni fa si estendeva su tutta l’Europa.
Nacque come riserva forestale nel 1921, poi trasformata in Parco nazionale nel 1932. Oggi il parco occupa una superficie di 105 km², 47 dei quali sono considerati Area Severamente Protetta, costituendo così 1/6 della parte polacca della foresta. Come la foresta in cui giace, il parco appartiene alla Riserva della biosfera dal 1976 e ai Patrimoni dell’umanità dell’Unesco dal 1992, ed è caratteristico per la sua diversità biologica.

_DSC7923 copiaIl terreno è prevalentemente pianeggiante, a tratti acquitrinoso, e coperto da un manto forestale di querce, carpini, abeti rossi e pini, con alberi secolari dalle dimensioni spettacolari, inoltre vi si trovano specie di 809 piante vascolari, oltre 3 000 di funghi e crittogami, quasi 200 di muschi e 283 di licheni, oltre 8 000 di invertebrati, circa 120 di uccelli e 52 specie di mammiferi.

Ero con tre amici con con cui ho girato per tre giorni nel parco alla ricerca dei bisonti.
Quando ne abbiamo individuato un gruppetto, ci siamo introdotti nel fitto della foresta per avvicinarli e, quando siamo usciti allo scoperto ci siamo ficcati nella neve fino al collo.

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E sì, questa è la dura realtà ! Questi bestioni non si fotografano seduti su un Land Rover…
Faceva freddo, la luce era scarsa e piatta, ma qualche scatto siamo riusciti a portalo a casa.

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Fotografare un bisonte di quasi una tonnellata di peso a 30 – 40 metri fa una certa impressione e sorge spontanea la domanda: e se carica, cosa faccio ? La risposta è: ti butti di lato. Il bisonte va solo dritto !
Si, ma se sono più di uno ?

_DSC7870 copia mb - CopiaE’ difficile che carichino tutti asieme, ma se succede, che sfiga !

Ecco ancora qualche scatto ravvicinato, allo scoperto._DSC8053 copia - Copia

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GIORNATE IN PARADISO

1 aSalendo la Valle dell’Orco, sopra Ceresole Reale, ripercorrendo orme di Carducciana memoria, ricordate:

“Su le dentate scintillanti vette salta il camoscio tuona la valanga giù per le selve croscianti parapam parapam parapam…”

si accede al versante piemontese del Parco Nazionale Del Gran Paradiso.

Un parco da Re, che offre scenari di incomparabile bellezza ed eccezionali opportunità fotonaturalistiche in tutte le stagioni.

Anche d’inverno è  ricco di un grande fascino selvaggio e di fauna che, nonostante la durezza del clima, trova il modo di aspettare con fiducia la primavera.

Innanzi tutto, al parcheggio ti viene incontro una volpe golosa.1

Io non avevo nulla da darle e, comunque, non le avrei dato nulla per principio.2

Cos’ se ne è andata via sconsolata.

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Poi, si prosegue nella neve per Chiappili.
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E più su ancora. Finalmente si incontrano i primicamosci.

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Un po’ spaesati, immersi nella neve fresca caduta il giorno prima.7 a

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Che fatica !!!

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Dai venite, vi aspetto !

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Viene a salutare un gracchio alpino.

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E finalmente lo stambecco, simbolo del Parco.

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Sempre più in su.

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Riecco i camosci.

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“salta il camoscio”

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E dopo tanto saltare e posare, un po’ di riposo…

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” ma da i silenzi dell’effuso azzurro esce ne sole… il gipeto (mia variante) e distende in tarde ruote digradanti il suo volo solenne…”

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Spettacolare, anche se un po’ lontano…

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Però, che ambientazione !!!

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